
I Legittimi
CLAN CUSTODES
Il Peccato.Per i Custodes, la superbia non è un vizio: è un diritto naturale.Credono che il potere non vada conquistato, ma riconosciuto.Essere superiori non è una scelta, è una condizione di nascita… o di abbraccio.I Custodes non chiedono il comando: lo esercitano, convinti che senza di loro Roma sprofonderebbe nel caos. Governare è il loro fardello, e anche la loro giustificazione.
ORIGINI E MITO
I Custodes fanno risalire la propria nascita a una notte che i libri di storia chiamano fine di un’epoca.
Per loro, invece, fu l’inizio di qualcosa di eterno.
Dicono che Augusto, il primo imperatore, non lasciò mai davvero Roma.
Quando il suo corpo venne dato alle fiamme e il Senato lo proclamò divino, un’altra consacrazione avvenne lontano dagli sguardi dei mortali. Una creatura antica, affascinata dalla sua visione di ordine assoluto, lo scelse. Non per compassione, ma per riconoscimento. Augusto non implorò l’immortalità: la accettò come si accetta un incarico.
Da allora, il Clan Custodes ha sempre camminato accanto al potere visibile, senza mai indossarne apertamente il volto.
Quando l’Impero mutò e il mondo pagano cedette il passo al cristianesimo, furono i Custodes a sussurrare alle orecchie giuste, guidando concili, dottrine e condanne, affinché il nuovo ordine non cancellasse il vecchio, ma lo inglobasse.
Nel Sacco di Roma del 1527, mentre la città bruciava e i mortali parlavano di caos e fine dei tempi, i Custodes fecero una scelta fredda e calcolata: salvarono ciò che contava. Archivi, lignaggi, reliquie, segreti. Lasciarono che interi quartieri venissero devastati, perché Roma, per sopravvivere, doveva ricordare chi aveva il diritto di governarla.
Con la nascita dello Stato Vaticano moderno, il clan consolidò la propria influenza dietro le mura più sacre e più impenetrabili della città. Non governarono mai apertamente, ma nessun potere romano è mai esistito senza la loro approvazione tacita.
I Custodes credono di essere il filo rosso che attraversa i secoli, la continuità che impedisce a Roma di dissolversi.
Per gli altri clan sono arroganti, immobili, anacronistici.
Per loro stessi, sono semplicemente necessari.
Roma cambia volto, ma il trono resta.
E loro siedono lì da sempre.
Filosofia di non morte
Per un Custode, l’eternità è responsabilità.
Roma non è una città da vivere, ma un’eredità da preservare, anche a costo di spezzarla.
Credono che:
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i mortali siano incapaci di comprendere il vero potere
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i clan giovani siano strumenti, non pari
-
il cambiamento sia tollerabile solo se controllato
Un Custode preferisce mille morti silenziose a una singola rivoluzione rumorosa.

Gerarchia
Il clan Custodes è rigidamente gerarchico e fondato sull’idea che l’ordine sia l’unica vera forma di sopravvivenza. Ogni ruolo esiste per garantire continuità, controllo e stabilità nel tempo.
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1. Il Primus Custos
Voce ufficiale del clan e massima autorità riconosciuta. È raramente visto, ma la sua presenza si avverte attraverso decisioni che non lasciano alternative. Il timore che incute è parte integrante del suo potere.
2. I Praesides
Anziani incaricati di controllare territori, istituzioni o famiglie mortali di rilievo. Amministrano l’ordine locale e garantiscono che le regole del clan vengano rispettate senza clamore.
Il loro potere è silenzioso, ma profondamente radicato.
3. I Legati
Vampiri deputati a trattative, ricatti e diplomazia tra clan. Sono il volto pubblico dei Custodes quando l’ordine deve essere negoziato anziché imposto. Sanno quando parlare e, soprattutto, quando tacere.
4. I Novizi
Giovani Custodes sottoposti a un addestramento severo basato su obbedienza e disciplina. Imparano che comandare significa prima di tutto sottomettersi all’ordine del clan.
Chi non comprende questa lezione non avanza.
Nel clan Custodes, la disobbedienza non viene punita: viene cancellata.

Poteri minori
1. Voce del Comando
Il Custode è abituato a essere obbedito.
Effetto di gioco:
Una volta per serata, il Custode può impartire un ordine semplice e immediato a un altro personaggio (es. “Seguimi”, “Taci”, “Lascia questa stanza”).
Il bersaglio non è costretto, ma se decide di ignorarlo dovrà interpretare disagio, esitazione o timore per alcuni minuti.
2. Sguardo dell’imperatore
Il sangue antico dei Custodes si manifesta nello sguardo.
Effetto di gioco:
Il Custode fissa apertamente un personaggio e dichiara:
“Ti sottopongo allo Sguardo dell’Imperatore.” Il bersaglio deve sostenere lo sguardo e rivelare una debolezza, un dubbio o una paura (anche minima).
3. Oblio selettivo
Il Custode piega il sangue e la volontà, cancellando un frammento di realtà.
Effetto di gioco:
Il Custode guarda il bersaglio e dichiara chiaramente:
“Invoco l’Oblio Selettivo.” Il bersaglio dimentica gli ultimi due minuti di conversazione avvenuti con il Custode presente.
Da quel momento deve:
interpretare confusione, un vuoto di memoria o una continuità spezzata;
non utilizzare informazioni, promesse o accuse emerse in quei due minuti

