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I Divoratori

CLAN VORACES

I Voraces sono ciò che resta quando il vampiro smette di fingere di essere umano.
Sono i mostri tra i mostri, la prova vivente che l’immortalità non redime, ma consuma.

La loro fame non conosce tregua né misura: non è istinto, è rito. Ogni pasto è una liturgia oscura, ogni goccia di sangue un atto di devozione e di dannazione insieme. Non si nutrono per sopravvivere, ma per ricordare chi sono.

Non cercano palazzi né saloni. Vivono dove Roma marcisce: tra i senzatetto, nelle stazioni dimenticate, nei cunicoli umidi sotto la città, là dove la polizia non scende e la luce non insiste. Si confondono con i reietti perché lo sono davvero. Nessuna maschera, nessuna corte: solo denti, fame e attesa.

Si sussurra che siano i più antichi di tutti, discendenti diretti di una progenitrice divoratrice, una Madre che non generava per amore ma per consumo. Nei loro riti il suo nome non viene mai pronunciato: viene ingerito. Credono che ogni vampiro, prima o poi, torni a lei, dissolvendosi nel grande banchetto finale.

Per i Voraces il sangue è tutto:
culto, nutrimento, linguaggio e condanna.
Bevono fino a perdere se stessi, e in quella perdita trovano l’unica forma di verità che riconoscono.

ORIGINI E MITO

Le origini dei Voraces affondano nel sangue più antico di Roma, quando la città non era ancora impero ma preda.

Si narra che il clan sia nato da Lucio Sergio Catilina, uomo già mostruoso prima ancora di perdere l’umanità. Ambizioso, violento, consumato da una fame che passò alla storia come ricerca di potere, ma era qualcosa di molto più profondo. Catilina attraversò la storia romana come una ferita aperta. I suoi delitti, la decapitazione del cognato, i tradimenti, gli atti di cannibalismo sussurrati ma mai del tutto negati, non furono eccessi: furono preparazione.

Secondo le cronache vampiriche, Catilina non fu trasformato per fuggire alla morte, ma per liberare ciò che già era. Il sangue che bevve non lo placò: lo rivelò. Nella notte della sua caduta, durante la congiura spezzata, egli portò alla morte contro l’esercito romano 20.000 soldati fedeli alla sua causa solo per saziare la sua fame. Secondo lo storico Sallustio, Catilina fu l’unico trovato vivo, anche se ferito mortalmente, tra le migliaia di cadaveri che ricoprivano il campo di battaglia, farneticando di una sete che lo divorava. Fu allora che nacque il primo Vorace. La storia riporta infine che fu decapitato per essere certi che il mondo fosse libero dalla sua infausta presenza, ma per il clan andò diversamente.

Catilina fondò il clan come si fonda un culto: non con leggi, ma con fame condivisa. Insegnò ai suoi discendenti che il sangue non va misurato, che il limite è una menzogna, che divorare è l’unica forma sincera di esistenza. I Voraces si proclamano ancora oggi suoi eredi diretti, non nel nome, ma nel gesto.

Per loro, Roma non è una città: è un corpo antico da consumare lentamente.
E Catilina non è morto. Vive in ogni morso che non sa fermarsi.

Filosofia di non morte

La fame è verità
Ogni limite è una menzogna. Solo chi segue la propria fame fino in fondo conosce ciò che è davvero. Trattenersi significa mentire a se stessi e iniziare a morire.

Consumare è esistere
Corpi, sangue, emozioni e vite non sono sacri: sono nutrimento. Il mondo è un banchetto antico e chi rifiuta di mangiare ne diventa la portata.

Il vuoto va riempito, sempre
Dopo ogni estasi resta solo il vuoto. I Voraces non lo temono: lo riempiono di nuovo, ancora e ancora, fino a quando fame ed eternità diventano la stessa cosa.

Carta marrone testurizzata

Gerarchia

La struttura interna del clan non è una vera gerarchia, ma una catena di morsi. Nulla è stabile e nulla è garantito: il potere dura solo finché la fame lo riconosce.

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1. Il Primo Affamato
Non è un capo, ma una presenza dominante. È colui che in quel momento incarna la fame più grande, il più feroce, e la sua autorità si intuisce dal silenzio che lo circonda.
 

2. I Divoratori
Predatori dominanti che guidano piccoli branchi instabili. Mantengono il comando finché sanno nutrirsi meglio degli altri, senza perdere del tutto il controllo.
Ogni Divoratore è costantemente sfidato e tra loro esistono solo tregue temporanee.

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3. I Conviviali
Voraces che si muovono in gruppi provvisori, uniti da rituali, luoghi o ossessioni comuni. Cacciano e si nutrono insieme, consapevoli che la fiducia è fragile e che il ruolo di guida può mutare rapidamente.

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4. I Digiunanti
I più giovani o i più instabili, vampiri che non hanno ancora dimostrato di saper reggere la fame. Vengono osservati, provocati e spinti al limite per vedere se resistono.
Chi sopravvive sale, chi fallisce diventa nutrimento.

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Nei Voraces il potere non è protetto da leggi, patti o sangue antico.
Può essere strappato con i denti.

Carta marrone testurizzata

Poteri minori

1. Fame Riflessa

La fame del Vorace diventa contagiosa.

Effetto di gioco:
Il Vorace fissa il bersaglio, respirando profondamente, come se ne assaporasse l’odore, e dichiara chiaramente:
“Mostrami la tua fame.”
Il bersaglio deve descrivere ad alta voce, in modo evocativo, un desiderio, una dipendenza o una brama del proprio personaggio (potere, sangue, amore, vendetta).
Non si tratta di una confessione forzata di segreti meccanici, ma di una nudità emotiva.

Subito dopo, il Vorace deve interpretare un momento di perdita di controllo o agitazione: la fame evocata lo ha colpito a sua volta.

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2. Morso dell’Eccesso

La fame non si placa: si accumula, fino a spezzare il corpo.

Effetto di gioco:
Il Vorace dichiara chiaramente:
“Non mi basta.”
Per 20 minuti di gioco, il Vorace ottiene 1 Punto Vita aggiuntivo, superando temporaneamente il proprio limite normale.

Allo scadere dei 20 minuti, se quel Punto Vita extra è l’unico rimasto, il Vorace torna immediatamente a 0 Punti Vita e si trova nelle condizioni previste dal regolamento per chi è a terra: troppo debole per muoversi o agire autonomamente, in attesa di cure o del passaggio nella Stanza delle Anime.

 

3. Banchetto Profano

La fame repressa viene liberata.

Effetto di gioco:
Il Vorace dichiara chiaramente:
“Condividi la fame.”
Per pochi minuti, il Vorace e il suo bersaglio sono colpiti dalla frenesia di sangue e cercheranno di nutrirsi il più velocemente possibile, senza riuscire a trattenere la fame.
Non si tratta di un comando mentale, ma di un impulso liberato: il bersaglio interpreta la frenesia di sangue in modo coerente con il proprio personaggio.

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