
Tra gioco e realtà
SubUmbra è un’ombra tra il gioco e l’evento.
È uno spazio sospeso, un tempo rubato alla realtà, in cui si sceglie di essere qualcun altro, non per fuggire ma per comprendere meglio se stessi.
Durante gli eventi le parole hanno un peso, gli sguardi contano, il silenzio parla.
Non si racconta una storia, la si abita.
Non esistono spettatori: chi partecipa accetta di esporsi, di rischiare emotivamente, di lasciarsi attraversare da ciò che accade.
È un’esperienza collettiva e intima allo stesso tempo.
Le regole non servono a vincere, ma a proteggere l’illusione, a rendere sicuro lo spazio in cui l’immaginazione sovrasta il reale.
Il confine tra finzione e verità si assottiglia, e per qualche ora il mondo risponde a leggi diverse.
Un gioco di ruolo dal vivo è, in fondo, un rito moderno:ci si riunisce, si indossa una maschera, si vive qualcosa che lascia un segno.
Quando tutto finisce, si torna alla vita di prima,ma non esattamente allo stesso modo.
I pilastri
Negli eventi di SubUmbra l’interpretazione è ciò che rende il personaggio vivo: attraverso corpo, voce e scelte, il giocatore trasforma la finzione in esperienza, dando peso emotivo a ogni incontro e a ogni parola. Senza interpretazione, la storia resta un’idea; con essa, diventa presenza.
Morte
Il tuo personaggio muore definitivamente solo se sei tu a volerlo. Nessuno può importelo. Perché morire allora? Perché la morte di un personaggio può essere un momento importante o perché hai voglia di provare a giocare un altro personaggio. Quando un giocatore va a 0 punti ferita è considerato morente. Se non verrà curato entro dieci minuti dovrà recarsi nella stanza delle anime dove delle figure che rappresentano la morte durante il gioco decideranno il suo destino. Considera questo evento come un ulteriore spunto per interpretare e approfondire anche i lati più oscuri del tuo personaggio, e ricorda che sarà una nuova storia da raccontare ai tuoi compagni di avventura davanti ad un calice di vino il prossimo evento.


Il cuore della narrazione
Quando giochi, non limitarti a cercare il tuo spazio: custodisci anche quello degli altri.
Permetti agli altri personaggi di brillare, perché la loro luce non oscura la tua, la rende possibile. Sii il loro testimone, il loro alleato silenzioso, persino quando la finzione vi pone su fronti opposti, persino quando li chiami “nemici”.
Nel gioco di ruolo, l’avversario non è un ostacolo, ma una occasione narrativa. È colui che ti offre il conflitto necessario perché la storia respiri. Accettare la forza di una sua mossa, riconoscere la verità di un gesto più intenso o di una parola più incisiva, non è una resa: è un atto di maturità creativa.
La crescita nel conflitto
La competizione non viene annullata, ma trasfigurata. Non si tratta di negarla, bensì di onorarla, lasciando che una scelta ben giocata produca conseguenze reali. In quel momento non stai perdendo: stai contribuendo a qualcosa che supera il singolo.
Dare fiducia agli altri significa credere che la storia sappia restituire ciò che offri. Oggi lasci spazio, domani qualcuno lo farà per te. Questo scambio invisibile è il patto non scritto che tiene in piedi ogni esperienza condivisa.
Perché nel gioco di ruolo non esistono vincitori né sconfitti.
Esistono solo personaggi che, incontrandosi, si trasformano.
E una storia che vive grazie a chi ha avuto il coraggio di non volerla dominare.
Interpretazione
Quando sei il bersaglio dell’azione di un altro giocatore tu decidi quali sono le conseguenze sul tuo personaggio. Proprio così. Semplicissimo. Questa è la regola fondamentale del gioco. Questo non vuol dire che imbrogliare è lecito, tutto il contrario. DEVI SEMPRE AVERE UNA REAZIONE ADEGUATA A CIO’ CHE TI SUCCEDE. Non è una gara, ma una storia che si racconta insieme. Ovviamente, se termini i punti ferita la reazione adeguata è cadere morente. Questo però, non vuol dire che tu non possa decidere di morire prima di arrivare a zero punti ferita, magari perché hai ricevuto un colpo particolarmente scenico che merita di essere concluso con una sconfitta gloriosa. Questo vuole anche dire che non ci si può mai aspettare che il proprio avversario reagisca come si vorrebbe a una propria azione.


